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Il Tribunale del Lavoro di Catania, con l’importante sentenza n.922/2026, ha condannato il
Ministero dell’Istruzione e del Merito al pagamento dell’ingente somma danni di 100.000 euro, tra
retribuzioni non percepite e spese legali, a favore di un docente, assistito dallo studio legale
dell’avv. Fabio Rossi, che era stato ingiustamente escluso dalle immissioni in ruolo effettuate
nell’a.s. 2015/16, così da rimanere per anni privo di lavoro e di retribuzione.
Le ragioni della mancata assunzione a tempo indeterminato risiedevano nella ritenuta impossibilità
di reinserire il docente in graduatoria dopo il suo depennamento per la mancata presentazione
della domanda di aggiornamento (obbligo di reinserimento, tuttavia, espressamente previsto, a
domanda, da una specifica disposizione di legge) e, comunque, nella modalità di presentazione
della domanda d’assunzione in cartaceo anziché in telematico (ciò che, però, era diretta
conseguenza del mancato reinserimento in graduatoria del docente e, quindi, dall’esclusione del
medesimo dalle funzioni telematiche).
Un’ingiustizia durata anni
Il docente in questione era stato, poi, assunto a tempo indeterminato nel 2020 ma, non intendendo
soprassedere sulle ingiustizie subite, si rivolgeva nel 2024 al nostro studio legale che:
- predisponeva ed inviava subito al MIM una diffida interruttiva, essendo alle porte lo scadere del
termine prescrizione; - inviava un’istanza d’accesso agli atti mediante la quale si precostituiva il materiale probatorio atto
a documentare la decisiva circostanza che altri docenti erano stati immessi in ruolo, nel medesimo
anno scolastico, con punteggio inferiore a quello del proprio assistito; - depositava, quindi, il ricorso al Tribunale del Lavoro di Catania con cui chiedeva tutte le
retribuzioni non percepite dal proprio assistito dal 2015
La sentenza: l’Amministrazione rimedi a tutti i danni, giuridici ed economici, arrecati al docente
Il Giudice del Lavoro di Catania, dott. Mario Fiorentino, con la citata sentenza 922/26, ha accolto in
pieno le nostre tesi difensive, riconoscendo l'illegittimità del comportamento tenuto dal Ministero e
condannandolo a:
- Retrodatare l’immissione in ruolo del docente al 1° settembre 2015, con pieno
riconoscimento di tutti gli effetti giuridici ed economici ai fini della carriera - Risarcire il danno patrimoniale subito dal docente, quantificato in € 74.931,67 a titolo di
retribuzioni non percepite, oltre accessori di legge
Pagare integralmente le spese legali del giudizio, liquidate in € 12.717,00, oltre accessori
di legge.
Complessivamente, quindi, il Ministero dell’Istruzione è stato condannato a versare una somma
record che, comprensiva di accessori, va ben oltre i 100.000 Euro!
Il principio: l’ostruzionismo della Pubblica Amministrazione non paga
Questa vittoria rappresenta un importante monito per la Pubblica Amministrazione.
La sentenza dimostra con chiarezza che l’ostruzionismo, i formalismi pretestuosi e il mancato
rispetto delle regole non restano impuniti. Quando i diritti dei lavoratori vengono violati, la giustizia
interviene per tutelarli e ripristinarli, chiamando l’amministrazione a rendere il conto delle proprie
inadempienze, con gli inevitabili aggravi economici, a suo esclusivo carico, connessi al
contenzioso che il lavoratore sia stato costretto ad intraprendere.
Con determinazione e competenza è possibile ottenere giustizia anche di fronte alle condotte più
refrattarie della Pubblica Amministrazione.
Conclusioni
Se anche tu sei stato escluso dalle immissioni in ruolo o ritieni di aver subito un’ingiustizia nel tuo percorso lavorativo, hai il diritto di fare chiarezza.
Come dimostra questa sentenza, in molti casi è possibile richiedere e ottenere un riconoscimento integrale della propria carriera, inclusi i risarcimenti economici per le retribuzioni non percepite.
Il nostro studio è a disposizione per analizzare il tuo caso e supportarti.
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Per ulteriori approfondimenti, è possibile contattare l’Avvocato Fabio Rossi attraverso i suoi canali ufficiali.
Speriamo che questo articolo sia stato utile.
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